Una giornata in tipografia per svelare i segreti del Letterpress

Salve ragazze! È da un po’ che non scrivo, lo so, ma sono stata presa da un sacco di cose. Non vorrei per questo trascurare però il mio blog, che mi dà sempre un sacco di soddisfazioni. Da pochi giorni ho iniziato una nuova collaborazione con una tipografia della zona, e proprio l’altro giorno ero da loro a stampare una partecipazione in Letterpress.

Vedere la realizzazione dell’intero lavoro è veramente interessante e parlare con i tipografi che hanno un’esperienza lunghissima in questo settore è veramente unica 🙂
Intanto… immaginatevi una vecchia macchina da stampa, dove i fogli non vengono messi della grandezza dei 70 x 100 cm., ma già tagliati delle dimensione finita delle partecipazioni e il colore non viene impostato dal computer, ma miscelato a mano. Per i colori mi spiegavano che esistono già delle tinte ma se si vogliono creare i mezzi toni bisogna miscelare i colori tra loro.
La macchina di stampa viene poi azionata a mano: c’è un rullo che viene inchiostrato, il quale a sua volta va a colorare il cliché; l’effetto del Letterpress si ottiene pressando il cliché sulla carta.
Mi raccontavano che una volta, il vero tipografo era colui che riusciva a stampare perfettamente sulla carta senza lasciare traccia sul retro, proprio l’effetto contrario di questa nuova moda del Letterpress. Inoltre, un’altra cosa che mi ha lasciato stupita, è l’estrema manualità che richiede questo lavoro: il clichè viene montato su una lastra di metallo e poi starà nel tipografo riuscire a centrare il foglio e il cliché. Di solito fa un paio di stampe e prova fino a quando non si ritiene soddisfatto.
Per riuscire a dare questo effetto rilievo sulla carta si potrebbero usare anche i caratteri mobili, che ovviamente oggi sono più difficili da reperire. Esistono in legno e in piombo ma il tipografo, mi raccontava, che il continuo schiacciamento e la troppa pressione rischia di danneggiarli irrimediabilmente, è per questo che conviene usare il cliché.
Ce ne sono vari tipi: realizzati in polimero, che sicuramente hanno costi minori, ma essendo una sorta di plastica, se pressati troppo, rischiano di rompersi; e in magnesio, che associato alla giusta carta, danno l’effetto desiderato (sono quelli che usiamo noi).
Fino ad ora abbiamo usato delle carte molto classiche per la realizzazione del Letterpress, ma abbiamo notato che probabilmente, usando una carta con il cotone, ovvero una carta più porosa, potremmo dare la possibilità al cliché di entrare con più facilità nelle trame della carta e lasciare un’impronta più decisa (sarà il nostro prossimo investimento).

Ovviamente anche la grammatura della carta ha una grande importanza in tutto questo. Beh, posso concludere che questo tipo di lavorazione è un capolavoro di artigianato sopravvissuto nel tempo!

2018-04-03T14:51:18+00:00 febbraio 9th, 2014|Grafica matrimonio|Commenti disabilitati su Una giornata in tipografia per svelare i segreti del Letterpress

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